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Dura la vita del tirocinante

Ehi ragazzi.

Questo capitolo di NurseVive è per voi. Per chi ogni mattina combatte contro la sveglia. Per chi vive la vita del tirocinante sulla propria pelle, ogni singolo giorno.


Suona la sveglia.

È ancora buio. Sempre.

Quel buio che ti entra negli occhi prima ancora che tu riesca a capire dove sei.


Cinque. Cinque e mezza. Sei meno un quarto.

Non importa l’ora: è sempre troppo presto.


Ti alzi con il corpo pesante e la testa che implora altri dieci minuti. Solo dieci. Ma sai già che non puoi.

Caffè al volo. Un morso a qualcosa che non sa nemmeno di colazione. Zaino in spalla. Divisa piegata. E via.


Chilometri.

In macchina, in treno, in autobus.

Facce assonnate tutte uguali, sguardi persi, cuffiette nelle orecchie e silenzi rumorosi.

Pendolari della fatica. Pendolari dei sogni.


Arrivi in aula. Lezione. Appunti scritti di corsa. Terminologia, protocolli, farmaci, anatomia, responsabilità. Tante responsabilità.

E poi… subito tirocinio.

O a volte il contrario. Tirocinio e poi lezione.

Il cervello che implora tregua, ma non c’è.


Mangiare?

Sì. Quando capita.

Un panino in macchina. Un tramezzino nello spogliatoio. Due biscotti rubati al tempo.

Spesso in piedi. Spesso di fretta. Spesso senza nemmeno accorgerti del sapore.


La pipì trattenuta per ore.

I mal di pancia nascosti dietro un sorriso professionale.

La testa che gira un po’, ma stringi i denti. Perché “non è il momento”. Perché “resisti ancora”.


Sette ore in piedi.

Sette ore senza fermarti.

Perché vuoi fare bella figura col tutor.

Perché vuoi dimostrare che vali.

Perché vuoi imparare tutto, subito, sempre di più.


Ti muovi veloce. Osservi. Ascolti. Chiedi. Aiuti.

Hai paura di sbagliare.

Hai paura di non essere abbastanza.

Hai paura di deludere.


E intanto il tempo passa. Le gambe bruciano. La schiena tira. Le mani tremano un po’.

Ma tu resti lì. Presente. Attento. Vivo.


Poi si torna a casa.

Altri chilometri.

Altri treni. Altri autobus. Altra stanchezza.


Arrivi che sei vuoto.

Ceni veloce. Un piatto qualsiasi. Senza fame, ma con bisogno.

E poi ti siedi. Studi.


Perché dopodomani c’è un esame.

E poi un altro.

E poi un altro ancora.


Studi con gli occhi che si chiudono.

Con la testa che pesa.

Con il cuore che dice: “Non ce la faccio più”.


Ma vai avanti.


Vai avanti anche quando nessuno vede.

Vai avanti anche quando ti senti invisibile.

Vai avanti anche quando ti chiedi chi te l’ha fatto fare.


Eppure…

In mezzo a tutta questa fatica, cresce qualcosa.


Cresce la tua identità.

Cresce la tua forza.

Cresce il tuo modo di prenderti cura.


Perché ogni alba presa in faccia, ogni treno perso, ogni pausa saltata, ogni stanchezza accumulata…

sta costruendo l’infermiere che sarai.


E allora sì.

Dura la vita del tirocinante.

Dura davvero.


Ma è anche una delle più vere.

Più intense.

Più formative.


E se oggi ti senti stanco, svuotato, al limite…

sappi che non sei solo.


Siamo con te.

Ti vediamo.

Ti capiamo.

Ti rispettiamo.


E un giorno, quando indosserai quella divisa da professionista, tutto questo dolore silenzioso…

avrà un senso enorme. 💙


Avanti, guerrieri.

La strada è dura. Ma ne vale la pena.

👉 Autore: Alessio Luzi – Infermiere di area critica, divulgatore e creatore di Nursevive.

Aggiungimi sui socials: @infermierealessio

Commenti

  1. Molto dura, soprattutto se lavori e se hai un tutor che non ne ha voglia

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