Passa ai contenuti principali

Ti senti "utile"?

In questo lavoro, purtroppo, ci si sente sempre meno utili. Certe volte sembra di lavorare in una catena di montaggio. Passa la terapia, fai il giro, prendi i parametri, passa la terapia. Così nei giorni.
Ne parli con i colleghi: " Ma non vorresti fare qualcosa di più?" E il malcontento cresce. Associato ad altri milioni di motivi trattati in precedenza e altrove.
Però, e c'è sempre un però, a volte capita che la differenza la fai e torni a casa col sorriso, soddisfatto.
E' il caso di quando ti specializzi in qualcosa. Diventi brav* ad osservare. Magari perché studi, ti specializzi, impari, guardi, chiedi.
Quindi, mi chiederete voi, come si fa?
Non credo esista una vera risposta se non quella di informarvi e aggiornarvi continuamente. E quello che non sapete studiatelo! Mi viene in mente un episodio, di qualche giorno fa. In PS arriva una paziente per una astenia alla mano destra. La collega del 118 prova a farle scrivere il nome su di un foglio. Uno scarabocchio Incompresnibile. La collega le fa un elettrocardiogramma. Vede qualcosa ma non ci presta attenzione. Spesso i monitor delle ambulanze captano interferenze, la batteria che non da il massimo dello spunto. La carta che non stampa chiaramente.
Viene in triage e mentre registriamo la paziente mi parla del fatto che le ha fatto scrivere il nome sul tracciato ECG ed è uscito un qualcosa di incomprensibile. Mentre mi gira il foglio di carta millimetrata il mio occhio cade su una cosa. Allertato le dico: "Ma questo?"
Mi alzo dalla sedia del triage e vado a farle un ecg con la nostra "cardiolina". STEMI antero settale. Codice rosso, entra in sala rossa.
Allora li pensi: "Mi piace quando, nelle piccole cose, fai la differenza." Mentre aspettiamo i cardiologi, roba di attimi eh, la signora va in FV e si arresta. Iniziare il massaggio in modo tempestivo da parte del team della sala rossa e i tre shock in sequenza secondo protocollo ALS da parte del nostro medico hanno permesso alla signora di riprendersi con un ROSC di tutto rispetto.
Si corre in emodinamica a fare procedura.
SALVA. Perchè per una volta un team multidisciplinare è stato utile. Ci siamo sentiti tutti parte di una squadra.
Probabilmente la signora non ci dirà mai grazie. Non è importante. E' importante che io, come tutti i mie colleghi, ieri "ci siamo sentiti utili".
Tutto questo per dirvi che sopravvivere a tutto questo è possibile: prepararsi sempre come se dietro l'angolo ci fosse un'urgenza.
Non importa se lavori in ambulatorio o in geriatria. Un occhio vigile può sempre fare la differenza!
-A-

Commenti

Post popolari in questo blog

Dura la vita del tirocinante

Ehi ragazzi. Questo capitolo di NurseVive è per voi. Per chi ogni mattina combatte contro la sveglia. Per chi vive la vita del tirocinante sulla propria pelle, ogni singolo giorno. Suona la sveglia. È ancora buio. Sempre. Quel buio che ti entra negli occhi prima ancora che tu riesca a capire dove sei. Cinque. Cinque e mezza. Sei meno un quarto. Non importa l’ora: è sempre troppo presto. Ti alzi con il corpo pesante e la testa che implora altri dieci minuti. Solo dieci. Ma sai già che non puoi. Caffè al volo. Un morso a qualcosa che non sa nemmeno di colazione. Zaino in spalla. Divisa piegata. E via. Chilometri. In macchina, in treno, in autobus. Facce assonnate tutte uguali, sguardi persi, cuffiette nelle orecchie e silenzi rumorosi. Pendolari della fatica. Pendolari dei sogni. Arrivi in aula. Lezione. Appunti scritti di corsa. Terminologia, protocolli, farmaci, anatomia, responsabilità. Tante responsabilità. E poi… subito tirocinio. O a volte il contrario. Tirocin...

“Staccare la spina è cura: perché il giorno di riposo non è un optional per l’infermiere”

Introduzione Nel lavoro infermieristico, il riposo non è un accessorio: è un pilastro per la sicurezza del paziente, il benessere personale e la sostenibilità professionale. Tuttavia, saltare il giorno libero e restare “collegati” al lavoro può avere conseguenze devastanti. Perché il giorno di riposo è fondamentale Recupero completo dopo turni pesanti Uno studio su infermieri che hanno fatto due turni consecutivi da 12 ore mostra che servono almeno tre giorni di riposo per un recupero pieno di energie, vigore, sonno e riduzione dello stress  . Riduzione del burnout e maggiore benessere Lavorare senza adeguato recupero concorre direttamente all’esaurimento emotivo, alla cinicità e alla ridotta soddisfazione personale—i tre fattori principali del burnout  . Disallineamento circadiano e sonno disturbato I turni irregolari causano un “jetlag sociale” significativo: disturbi del sonno, aumento dello stress percepito e, a cascata, un incremento del burnout tra gli infermieri...

Basta titoli ingannevoli: gli infermieri non sono comparse, ma la colonna portante della sanità

Troppi titoli clickbait distorcono la realtà infermieristica. Gli infermieri italiani sono tra i più ricercati al mondo: è ora che la nostra nazione riconosca il loro vero valore. Il problema dei titoli clickbait Negli ultimi tempi abbiamo letto troppi articoli dal tono sensazionalistico: “Infermieri in fuga”, “Professione in crisi”, “ Nessuno vuole più fare l’infermiere ”. Titoli che colpiscono, fanno cliccare, fanno discutere.  Ma spesso  non raccontano la verità. Dietro quelle parole si nasconde un’immagine distorta del nostro lavoro: una professione stanca, senza futuro, in affanno. La realtà, invece, è un’altra: gli infermieri non stanno scappando, stanno cercando rispetto. La verità che nessuno racconta: Ogni giorno, in ospedali e reparti di tutto il Paese, ci sono infermieri che lavorano con una dedizione che va oltre la stanchezza. Professionisti che studiano, si aggiornano, gestiscono emergenze, prendono decisioni cliniche complesse. Eppure, troppo spesso, i...